Le società che il governo potrebbe privatizzare: scopri le più a rischio!

Il governo Meloni ha annunciato un audace piano di privatizzazioni, stimando di cedere 20 miliardi di asset entro tre anni. Ma quali saranno le aziende coinvolte? E quali resteranno intoccabili? Andiamo a scoprire più dettagli su questa importante iniziativa.

Le prime aziende in lista: Poste Italiane e ENI

I primi nomi che si fanno per un'eventuale privatizzazione sono quelli di Poste Italiane ed ENI. Entrambe le aziende erano state già prese in considerazione per un'operazione simile durante il Governo Gentiloni. Purtroppo, al momento, le azioni di queste due aziende non stanno attraversando un periodo particolarmente favorevole. Le azioni delle Poste Italiane si aggirano intorno ai 10 euro, inferiore agli oltre 11 euro raggiunti all'inizio del 2019. ENI è tornata ai livelli pre-pandemia, quotata 15 euro, dopo un periodo di buyback e profitti straordinari quando i prezzi del gas erano elevati.

Le difficoltà di privatizzare aziende come ENEL, Enav e Leonardo

La situazione si complica quando si parla di privatizzare aziende come ENEL, Enav e Leonardo. Per ENEL, che ha una quota statale inferiore al 25%, sarebbe necessaria un'offerta pubblica di acquisto per il 100%, una mossa difficile e potenzialmente rischiosa.

Le Ferrovie dello Stato, SNAM, Terna e altre società

Altre aziende, come SNAM e Terna, controllate da Cdp Reti, sono considerate infrastrutture strategiche e la cessione di ulteriori quote potrebbe essere problematica. Anche le Ferrovie dello Stato rappresentano un dossier complesso.

L'Antitrust dell'Unione Europea e la questione di Lufthansa e Ita Airways

L'Antitrust dell'Unione Europea ha avviato un'indagine dettagliata sull'offerta di Lufthansa per una quota di minoranza di Ita Airways, esprimendo preoccupazioni riguardo alla potenziale riduzione della concorrenza nei voli da e per l'Italia su diverse rotte a breve e lungo raggio. La decisione sull'operazione è attesa entro il 6 giugno.

Il caso di Telecom Italia

Parallelamente, sul fronte di Telecom Italia (Tim), Vivendi, il principale azionista, ha richiesto alla Commissione Europea di esaminare il ruolo svolto dal Tesoro italiano nel progetto di vendita della rete fissa a KKR. Vivendi si è opposto all'operazione, ma Tim ha dichiarato di voler procedere nonostante l'opposizione.

Il governo Meloni si muove con decisione verso il processo di privatizzazioni, per cercare di ridurre il debito pubblico. Tuttavia, si scontrerà con diverse sfide, soprattutto quando cercherà di andare oltre le società già quotate in borsa. Sarà affascinante vedere come si svilupperanno i fatti e quali aziende saranno effettivamente coinvolte nel processo di privatizzazione.

Le privatizzazioni, se ben gestite, potrebbero rappresentare un'opportunità per ridurre il debito pubblico e favorire una maggiore efficienza delle aziende coinvolte. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente quali società possono essere privatizzate senza compromettere l'interesse nazionale e la tutela dei cittadini. Infine, è essenziale considerare l'impatto delle privatizzazioni sulla concorrenza e sul settore dei trasporti, come evidenziato dalle indagini dell'Antitrust dell'Unione Europea su Lufthansa e Telecom Italia.
E voi, lettori, cosa ne pensate delle privatizzazioni? Credete che possano contribuire a migliorare l'economia del paese o preferite un maggiore controllo statale sulle aziende strategiche?

Le società che il governo potrebbe privatizzare: scopri le più a rischio!
Le società che il governo potrebbe privatizzare: scopri le più a rischio!


"La proprietà dello Stato è il vanto del capitalismo italiano." - Giorgio Napolitano. Le parole dell'ex Presidente della Repubblica riecheggiano con forza nel dibattito attuale sulle privatizzazioni. La strategia annunciata dalla premier Giorgia Meloni di cedere 20 miliardi di asset entro tre anni solleva domande non solo sulla fattibilità di tale obiettivo, ma anche sul significato stesso di "pubblico" e "privato" nell'economia italiana. Le società quotate come Poste Italiane e ENI sembrano le candidate più ovvie per un'accelerazione del processo privatizzatore, ma è il loro valore attuale in borsa a riflettere realmente il loro valore strategico per il Paese?

Le difficoltà aumentano quando si sguazza nelle acque più profonde delle aziende semi-pubbliche come ENEL, Enav e Leonardo, nonché nelle infrastrutture strategiche come SNAM e Terna. Il caso delle Ferrovie dello Stato è emblematico: una privatizzazione non è solo una questione di scambio di azioni, ma un delicato intervento su un'arteria vitale per la mobilità e l'economia nazionale.

In parallelo, l'attenzione dell'Unione Europea sull'operazione Lufthansa-Ita Airways e le resistenze di Vivendi sul caso Telecom Italia mostrano come le privatizzazioni non siano solo una questione interna, ma si inseriscano in una rete di interessi e tensioni a livello continentale e globale.

In questo scenario, il governo deve bilanciare l'urgenza di ridurre il debito pubblico con la necessità di preservare gli interessi nazionali e il controllo su settori chiave. La privatizzazione non può essere un dogma, né un tabù, ma una scelta ponderata che consideri le implicazioni a lungo termine per il Paese. Sarà la capacità di gestire questa complessità a definire il successo o il fallimento della strategia del governo Meloni.

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